Il primo clistere ricevuto da mia zia

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    Mi chiamo Alessia, ho 19 anni e quanto sto per scrivervi mi è realmente capitato un anno fa.
    Era estate ed ero andata al mare, per tre settimane, da mia zia che ha una bella casa con un ampio giardino in Riviera Ligure, vicino alle Cinque Terre.
    Non mi pareva nemmeno vero di potermi finalmente crogiolare al mare e di prendere il fresco nel giardino con mia zia, con la quale sono andata sempre d’accordo.
    Prima di partire mia mamma mi fece le solite raccomandazioni e, ma questo lo seppi dopo, quando ero già partita telefonò a mia zia pregandola, una volta che fossi arrivata e mi fossi sistemata le mie cose, di praticarmi un clistere in quanto in quel periodo soffrivo frequentemente di stitichezza e poi il cambiamento d’aria, dalla città della pianura padana al mare, avrebbe contribuito a farmi stare peggio.
    Presi così il mio treno, pregustando già gli ozi marini, ma anche le serate e i manicaretti che la zia era solita prepararmi. Mi addormentai sul treno e mi svegliai giusto in tempo per scendere a Genova Principe e prendere la coincidenza col treno locale che mi avrebbe portata a Monterosso al mare.
    Dopo un’ora abbondante di locale, grazie al quale ho potuto vedere i paesi della Riviera già luccicanti e brulicanti di bagnanti, arrivo finalmente alla mia destinazione.
    - Benvenuta tesoro! Mi dice mia zia.
    - Ciao zia! Come stai?
    - - Bene! Vieni, andiamo a casa così puoi riposarti un po.
    Prende uno dei miei bagagli e usciamo dalla stazione; saliamo sulla sua Peugeot 105 e andiamo a casa.
    Mia zia è una bella signora cinquantenne, anche se dimostra meno dei suoi anni; è alta, bionda, di carnagione chiara e un seno prosperoso, una quarta misura ben portata; gli occhi castani le brillano e un bel sorriso rende il suo viso incantevole.
    Di carattere è sempre stata una persona allegra, solare, attiva e simpatica; quando ero piccola ricordo che mi dava sempre di nascosto da mia mamma le gelatine di frutta che mi piacevano moltissimo.

    Arrivate a casa sistemo i miei bagagli nella mia camera e finalmente assaporo l’aria di mare dopo un inverno passato in città, al freddo e in mezzo alla nebbia.
    Mia zia abita pure lei nella nostra città padana, ma lei che può, da giugno a settembre emigra e se ne sta nella sua villa al mare.
    Era già pomeriggio e io avrei voluto andare al mare, ma mia zia mi disse che avrei dovuto acclimatarmi almeno quel pomeriggio e che saremmo andate al mare io giorno dopo; sarebbe stato ugualmente bello stare nel grande giardino che circonda la casa.
    - Intanto fatti una doccia, mi disse.
    Mi spogliai in camera e mi diressi in bagno quasi nuda, solo con gli slip; non avevo mai avuto alcuna remora a farmi vedere nuda da mia zia, che mi aveva vista nascere e che mi aveva spesso tenuta con sé.
    Mi feci una bella doccia rilassante, calda, insaponandomi con quei doccia schiuma che usava mia zia, dai profumi orientali.
    Uscita dalla doccia, mi misi l’accappatoio e, entrando nella sala, sentii dei rumori provenire dalla cucina; incuriosita entrai e vidi una scena che non ho piu dimenticata: al fornello una pentola con dell’acqua, mia zia che stava versando i fiori di camomilla sopra il colino e sistemata sul tavolo, in bella vista, una grossa peretta arancione con accanto, tolta e appoggiata sul tavolo, una cannula vaginale.
    Rimasi stupita, a bocca aperta.
    Mia zia vedendomi mi fece in sorriso.
    - Vieni cara, entra, sto preparandoti questo bel clisterino che ti farà bene; tua mamma mi ha già detto tutto!
    Dovete sapere che mia mamma era solita farmi le perette per via della mia stitichezza ma anche per alleviarmi i dolorini premestruali; insomma mia mamma era un po’ maniaca delle perette, anche se io non le avevo mai amate troppo perché mia mamma era piuttosto brusca nel farmele, mi ungeva appena l’ano e faceva piuttosto in fretta, causandomi spesso dei crampi poco piacevoli.
    - Ma zia, veramente non è che ne abbia bisogno, dissi diventando tutta rossa.
    - Non preoccuparti tesoro, in ogni caso una bella peretta non può che farti bene, soprattutto per il cambiamento d’aria che spesso causa qualche piccolo inconveniente al pancino, ma con questa peretta sistemiamo tutto!
    Pensai fra me che forse aveva ragione, anche perché ero veramente stitica da qualche giorno; però quella volta, forse per la novità che era mia zia a farmi il clistere, o forse perché avevo vista mia zia così indaffarata e premurosa, ebbi una strana sensazione che non avevo mai provata prima di allora.
    Cinque minuti dopo andammo nella mia camera; mia zia sistemò sul letto due larghi asciugamani di spugna mentre io, sempre avvolta nell’accappatoio, la stavo guardando, quasi ipnotizzata.
    - Ora aspettami qua che arrivo.
    Passarono pochi minuti, che per me furono molto lunghi; ero in attesa di ricevere questa peretta, ma le sensazioni che stavo provando dentro di me erano nuove, anche se non riuscivo a capire il perché di queste nuove sensazioni.
    Arrivò così d’improvviso mia zia, sorridente, con in mano la pentola dove aveva disciolta la camomilla e sottobraccio la peretta la cui cannula vaginale faceva bella mostra di sé.
    - Eccoci qua, mi disse.
    Si sedette sul letto e aggiunse:
    - Ora, mia cara, togliti l’accappatoio e mettiti qua sulle mie gambe.
    Mia zia quel giorno indossava un corto vestito color fucsia.
    Con un certo imbarazzo mi tolsi l’accappatoio e, nuda, rimasi di fronte a mia zia, non sapendo cosa dovevo fare, come dovevo mettermi sulle sue gambe.
    - Come sei diventata bella!, mi disse, hai 18 anni e fino a ieri eri ancora una bambina!
    Mi prese per un braccio e mi fece sdraiare sulle sue ginocchia; sentii che la mia vagina era a contatto col suo ginocchio e il sedere proprio di fronte al suo viso, pronto per essere “lavorato”.
    - Prima della peretta, ungiamo un po’ questo buchino!, mi disse con aria divertita.
    Prese il tubetto di vaselina che aveva nella tasca del vestito e si mise un po dell’unguento sul pollice e indice della mano destra; con la sinistra allargò la mia natica sinistra e appoggiò il dito unto sull’esterno del mio ano e iniziò a muoverlo lentamente e con delicatezza; un brivido mi percorse lungo la schiena, un brivido di piacere.
    Cosa mi stava accadendo?
    Dopo aver percorso col dito la superficie del mio piccolo ano, sentii che iniziò a introdurre il dito dentro, lentamente, dolcemente, con molta perizia come se lo avesse sempre fatto.
    L’ano è stato per me sempre un punto erogeno molto forte; me lo sono spesso toccato da sola pert eccitarmi e poi masturbarmi; ma quando mi ungeva mamma, poche volte è accaduto che mi piacesse, ma mai avevo provato questa sensazione.
    Sentire quel dito che esplorava l’interno del mio ano mi stava procurando sensazioni uniche, ma mi vergognavo tantissimo perché sentivo che mi stavo eccitando e non volevo che mia zia se ne accorgesse.
    - Tutto bene mia cara?
    - Si, risposi con flebile voce.
    Dopo qualche minuto di questo trattamento, ero ormai in piena eccitazione, col cuore che mi batteva forte, col sudore che mi colava e pregavo che mia zia non se ne accorgesse.
    Ritrasse il dito e mi annunciò:
    - Ora iniziamo la peretta, stai tranquilla e rilassata.
    Ma nel fare il movimento per prendere la peretta e riempirla dell’acqua che era nella pentola che aveva accostata al letto, la sua mano destra, che aveva appoggiata sulla mia gamba all’altezza della coscia, si scontrò con la mia vagina.
    Ebbi un sussulto, ormai consapevole che mia zia aveva scoperto il mio segreto.
    - Che maialina! Mi disse sorridendo.
    Diventai tutta rossa, col cuore impazzito, senza dire nulla.
    Riempì la peretta con quel classico rumore che fa lo strumento quando risucchia l’acqua e, appoggiatane la punta della cannula vaginale sul mio ano, mi raccomandò di fare un bel respiro profondo. Così feci e introdusse lentamente ma completamente la cannula nel mio ano.
    - Dai, mi disse, ora vediamo di renderti la cosa un po’ più piacevole.
    Non capivo a cosa si riferisse.
    Fu così che in quel momento sentii nuovamente il dito di mia zia appoggiarsi, questa volta volontariamente, sulle labbra della mia vagina e contemporaneamente iniziò a premere leggermente la peretta per iniziare il clistere.
    Avvampai di calore, sudavo, ma la cosa era terribilmente eccitante.
    Il dito di mia zia sapientemente si faceva strada tra le mie labbra ormai divaricate, stuzzicava il clitoride ormai gonfio e ritornava fra le labbra fino a raggiungere il mio sesso ancora integro; lo tastò appena e accorgendosi della mia verginità, si limitò ad esplorarne solamente l’entrata per tornare poi a concentrarsi sulle mie labbra; un massaggio leggero ma continuo che mai nessun ragazzo aveva saputo farmi così bene. I miei radi peli erano ormai imperlati del mio sudore e della mia eccitazione.
    Nel frattempo aveva terminata la peretta ma, come mi disse, un vero clistere è fatto da almeno due perette; così, interrompendo anche il massaggio alle mie labbra, riempì nuovamente la peretta e me la infilò stavolta senza incontrare più alcuna resistenza nell’ano, e riprese a masturbarmi.
    Stavo ormai provando la più forte eccitazione che non avevo mai provata prima di allora e dopo che il dito di mia zia tornò a titillare il mio clitoride che ormai era inturgidito tanto che sembrava scoppiare, ebbi un orgasmo tanto improvviso quanto potente; bagnai il ginocchio di mia zia dei miei umori che uscirono copiosi dalla vagina. Avevo gli occhi chiusi, mille emozioni passarono per la mia mente, un misto di vergogna e di eccitazione fortissimi, snervanti, destabilizzanti, unici.
    Ma ancora per un momento il dito di mia zia si stava occupando della mia vagina; terminata la seconda peretta, mi raccomandò di stare ferma. Dalla tasca del vestito prese un fazzolettino di carta e mi asciugò alla bene e meglio la vagina che era in uno stato pietoso.
    Finalmente corsi in bagno dove mi scaricai e mi feci un accurato bidè.
    Tornata indietro , nuda come prima, mia zia aveva ormai riportata la peretta in cucina e mi stava aspettando in camera.
    - Tutto bene, mia cara?
    - Si zia, risposi rossa in volto.
    Mi prese per mano e mi fece sedere sul letto e mi abbracciò.
    - Questo rimarrà un nostro segreto, mi disse. Se vuoi potremo farlo ancora, se ti va.
    Erano le parole che volevo sentirmi dire, non avrei mai osato proporlo io, ma sentirmelo dire per me è stata una liberazione; le sorrisi, facendo cenno di si con la testa.
    In quelle tre settimane, che poi diventarono quattro, varie volte mia zia mi ha massaggiata e masturbata; è stata l’estate più indimenticabile che abbia mai passata!”
    Inutile dire che da allora in poi, anche in città, i clisteri me li ha sempre fatti mia zia fino ad oggi, massaggiandomi come la prima volta.
    Passate quelle fantastiche quattro settimane da mia zia, verso fine agosto tornai a casa mia; mentre ero in treno non riuscivo ancora a credere a quello che mi era successo, non pensavo che avrei mai potuto abbandonarmi a piaceri sessuali con una persona del mio stesso sesso.
    Ma poi mi vennero in mente delle situazioni particolari nelle quali mi ero venuta a trovare negli anni passati e che non ero stata capace di decifrare; era capitato che, stando assieme alla mia migliore amica, qualche volta avevo avuto il desiderio di baciarla, avevo avuto il desiderio di abbracciarla quando eravamo nude nella doccia della piscina, ma poi avevo subito rimosso questi pensieri che trovavo assurdi.
    Ecco che allora finalmente capii che stavo rimuovendo quella mia sessualità che era viva in me, quella sessualità recondita che improvvisamente, come un fiume in piena, mi ha travolta e mi ha portata a scoprire un mondo nuovo, gioioso, pieno di amore, di eccitazione, di frenesia, il mondo dell’amore con una persona del mio stesso sesso; un mondo che mia zia mi ha fatto scoprire in questo modo così unico e impareggiabile.
    Arrivata alla stazione del mio paese in provincia di Pavia, presi il taxi per tornare a casa.
    - Finalmente eccoti ! mi disse mia madre abbracciandomi – Ti sei divertita allora al mare, eh?
    - Certo mamma!
    Nulla doveva trapelare di quanto successo. Sarebbe stata una tragedia! Mia madre, così rigida nei suoi principi morali, così sempre padrona di se stessa, così mai fuori dalle righe, non avrebbe mai concepito di avere una figlia lesbica, figuriamoci poi una figlia che ha scoperto l’amore saffico con la propria zia!
    Mi spogliai in camera e mi diressi in bagno per farmi una doccia rilassante ma anche per sfogarmi; per tutto il viaggio non avevo fatto che pensare alle memorabili serate ma anche ai pomeriggi passati con mia zia, a casa, sul letto, mentre lei mi accarezzava dolcemente, partendo dai capelli; mi massaggiava il viso, le tempie, gli occhi, la bocca, il collo, per passare poi al seno; me lo palpava con una grazia e dolcezza infinite, mi stuzzicava con il pollice e l’indice i miei rosei capezzoli che si inturgidivano subito al contatto per posarvici poi sopra le labbra e succhiarli avidamente, mentre la mano scivolava lungo il mio corpo fino all’ombelico; alzava le labbra dai miei capezzoli e guardandomi sorridendo faceva scivolare la mano fino a raggiungere i miei radi peli pubici; io ero già in uno stato di eccitazione fortissimo e il cuore mi batteva violentemente.
    Le dita affusolate di mia zia giungevano finalmente al mio clitoride che già si era rizzato sull’attenti e il contatto col dito non faceva altro che aumentare il suo inturgidimento. Qualche passaggio del polpastrello sul clitoride e poi il dito si faceva languidamente strada tra le mie labbra ormai dilatate fino ad arrivare al sesso inviolato; la punta del dito osava appena intraprendere il sentiero all’interno della vagina, ma la resistenza dell’imene integro convinceva mia zia a ritrarsi e a concentrarsi ora sulle labbra, ora sul clitoride, ora sul buchino.
    Appoggiava Il dito bagnato dei miei umori sul mio buchino e a poco a poco lo spingeva fino ad introdurlo dentro; un momento di bruciore, un piccolo dolore mi faceva contrarre i muscoli anali, ma poi il piacere prendeva il sopravvento e lasciavo che il dito entrasse dentro ed esplorasse la mia cavità anale con un leggero movimento in avanti e indietro che mi mandava in estasi, mentre con l’altra mano proseguiva a martoriare il mio clitoride ormai esausto, fino a che potenti orgasmi non mi facevano contrarre violentemente e ansimare e sudare copiosamente.
    Tutti questi ricordi affollavano la mia mente nel viaggio di ritorno; sotto la doccia finalmente mi sono masturbata dando sfogo alle mie sensazioni, alla mia eccitazione, alla mia voglia di continuare a desiderare le coccole di mia zia, che era rimasta ancora nella sua villa al mare.
     
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