Ritratto della mia bambina - Saba [Analisi e Riassunto]

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    Ritratto della mia bambina:

    Mia figlia, venendo verso di me con la palla in mano e i suoi due occhi grandi e azzurri come il cielo e il leggero vestito estivo che indossava, mi disse: "Babbo (è importante sottolineare la parola Babbo al posto della parola Padre) oggi voglio uscire con te (il gesto sorprende e in un certo senso commuove il poeta).
    Intanto io dicevo dentro di me, io so bene di tante cose che si ammirano a questo mondo a quali posso assomigliare la mia bambina. Di sicuro alla schiuma del mare che biancheggia sulle onde (che si forma e poi sbiadisce), alla scia di fumo che esce dai tetti e sembra azzurra sul cielo e il vento disperde (la posso assomigliare) anche alle nubi che non provano sentimento e alle cose che hanno la leggerezza a la mutevolezza.

    Analisi del testo:

    Questa poesia di Saba esprime senza dubbio l’importanza, per il poeta, degli affetti familiari e, soprattutto in questo caso, della sua bambina.
    Questo amore per sua figlia viene esplicitato sin dal titolo: “Ritratto della mia bambina”; il che è molto diverso da un semplice “La mia bambina”, o ancora, “Mia figlia”.
    Utilizzando il termine ritratto, Saba mette in risalto il proprio desiderio di immortalare la bellezza interiore, ed esteriore in parte, di sua figlia grazie ad un’opera che richiede certamente molto impegno: ciò che il poeta ha fatto non è un semplice “disegno” o uno scarabocchio; da questi non si riuscirebbe certamente a ricavare abbastanza informazioni con le quali delineare precisamente le caratteristiche del soggetto immortalato; egli ha fatto molto di più: ha sorvolato quasi subito la descrizione fisica nella quale sono menzionati soltanto gli occhi e si è immesso talmente in profondità da riuscire a dar risalto a dei particolari che un occhio disattento e superficiale avrebbe probabilmente trascurato.
    Per quanto riguarda i “particolari”, mi riferisco alla purezza ed alla felicità che Saba nota in sua figlia. Tutto ciò emerge grazie anche all’utilizzo di un’aggettivazione ricercata.
    Ad esempio, al secondo verso, si può notare l’attributo “grandi” che, a mio parere, esprime quell’ingenuità e quella curiosità proprie di una piccola bambina che guarda il mondo senza malizia o pregiudizi.
    Al terzo vero, inoltre, troviamo l’uso del grado vezzeggiativo in unione al sostantivo veste, da cui si ottiene appunto “vesticciola”.
    Secondo me quest’artificio artistico si può ricondurre alla raccolta da cui è tratta questa poesia: “Cose leggere e vaganti”. La vesticciola infatti è un qualcosa di leggero e che senza alcuna resistenza si lascia cullare dal vento estivo.
    Ma è soprattutto dall’ottavo verso che viene a galla l’aggettivo, o meglio, il colore primario: l’azzurro. Quest’ultimo non è sempre espresso in maniera esplicita; a mio parere questo modo di menzionare il colore in questione è come un invito a riflettere rivolto al lettore, per impedirgli di leggere le parole una dietro l’altra senza capirne il significato.
    Ed è proprio questo ciò che il poeta ha evitato di fare : non si è basato soltanto sulla descrizione degli occhi, ma anche su quella della mente, più profonda e pura, che gli ha permesso di catturare la semplicità di sua figlia.
    Si è basato sulla descrizione di una mente capace di cogliere cose leggere e vaganti.

     
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