La Roba - Verga [Riassunto e analisi]

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    Mazzarò era un uomo che aveva tratto la sua ricchezza dalle terre dove una volta zappava e su cui avevo faticato, e nonostante i suoi possedimenti non si era insuperbito. Egli dava lavoro a moltissime persone, e andava molto spesso nei campi per avere tutto sotto il suo controllo personale.
    Aveva imparato il significato della “roba” quando faticava quattordici ore al giorno per guadagnare tre tarì; proprio per questo, aveva impiegato tutta la vita per metterla insieme ed ora le sue terre non erano delimitate da nessun confine, erano infinite. Tutta la sua “roba” quindi l’aveva guadagnata con le sue sole forze.
    I possedimenti terrieri dapprima appartenevano al barone che “per carità” aveva dato lavoro a Mazzarò, un barone che però non sapeva badare alla sua “roba” e che veniva derubato da tutti i suoi dipendenti.
    Mazzarò andava in gito sempre senza soldi, perché riteneva che avessero un’importanza poco rilevante o quasi nulla, non erano “roba”! Se metteva da parte una somma abbastanza cospicua, la investiva nell’acquisto di nuovi lotti. Era un uomo che si lamentava solo del fatto che cominciava ad essere vecchio, e nel momento in cui gli fu detto di lasciare la “roba” perché era tempo che pensasse alla sua anima, Mazzarò uscì nel cortile e come un pazzo cominciò ad uccidere gli animali che capitavano sotto il tiro del suo bastone, urlando:”Roba mia, vientene con me!”.

    RIASSUNTO PIU' L'ANALISI

    Nell’ attraversare le vaste campagne tra Lentini e Francofonte, nella piana di Catania, il viandante che avesse chiesto di chi era tutta quell’ estensione di terra, il bestiame, le proprietà e quanto altro si poteva vedere si sarebbe sentito rispondere che era tutta roba di Mazzarò. A quel viandante poteva così sembrare che fosse di Mazzarò anche il sole che illuminava quelle distese e che anzi quelle proprietà fossero addirittura Mazzarò disteso sulla sua terra e che vi camminasse sulla sua pancia.
    In realtà Mazzarò era un’ ometto che di grande aveva solo la pancia benché non spendesse per mangiare che poco o nulla. Tutto quello che aveva era stato guadagnato con l’intelligenza e la sua spregiudicatezza che lo avevano fatto passare dallo stato di povero bracciante a grande proprietario terriero. Aveva cioè dedicato tutta la sua vita ad accumulare la roba. Chi lo aveva preso a calci ora gli dava dell’ ‘eccellenza’, e lui poteva permettersi di pensare al barone, suo vecchio datore di lavoro ( e di calci nel sedere) come ad un ‘minchione’ caduto in disgrazia.
    Cosi poco a poco Mazzarò aveva acquisito tutte le proprietà del barone lasciandogli solo lo stemma di famiglia, di cui lui non sapeva proprio che farsene; cosi come non aveva mai denaro, perché quando aveva accumulato una certa somma acquistava ancora terra e proprietà.
    Voleva, diceva sempre, avere più terra del Re che contrariamente a lui non poteva dire che era sua, ne venderla.
    Ma, giunto al termine della sua vita, non sapeva rassegnarsi di dover lasciare la sua roba e, come un pazzo uccideva le sue bestie e gridava alla sua terra che doveva andarsene con lui.


    INFORMAZIONI SUL TESTO

    Autore : Giovanni Verga (1840-1922)
    Titolo: La Roba
    Opera dalla quale è tratto il testo : Novelle Rusticane (1883)
    Genere letterario : novella

    SINTESI DEL CONTENUTO

    Mazzarò è un uomo che passa dalla condizione di bracciante povero , sfruttato e maltrattato , a quella di ricchissimo latifondista .Con enormi sacrifici fatti di durissimo lavoro e disumane privazioni , con le sue forze fisiche e la sua intelligenza tese soltanto a riscattarsi dalla miseria e a possedere la “roba” , egli diventa padrone di terre immense , uliveti , vigne , mandrie , greggi , fattorie ……
    Ma la “roba” diventa per Mazzarò la ragione stessa della sua vita , un’ossessione che lo perseguita : non ha tempo per gli affetti ne per godersi la sua agiatezza ma solo per pensare a come accumulare altre ricchezze . Così quando la morte lo sorprende , ha un moto di ribellione perché morire significa abbandonare la roba che gli è costata tanta fatica .

    LIVELLO DELLE AZIONI

    Divisione in sequenze : tre macrosequenze , la prima descrive Mazzarò e tutta la sua roba , i periodi sono lunghi e si usa molto l’enumerazione per polisindeto che da la sensazione di dilatare lo spazio della terra di Mazzarò ; sembra che tutto appartiene a lui anche cose che in realtà non possono appartenere all’uomo. La seconda descrive di come Mazzarò sia riuscito ad accumulare tanta “roba” e di come riesce a conservarla. La terza descrive la vecchiaia e la morte di Mazzarò .
    Rapporto tra fabula e intreccio: La struttura del racconto è a intreccio (presenza del flashback). Sviluppo della narrazione : situazione iniziale (1°), esordio (2°), scioglimento (3°) . Il momento di massima tensione è nell’ultima sequenza quando Mazzarò si rende conto che la morte sta per giungere e lui non potrà , anche se vuole , portarsi la “roba” con lui.
    Rapporto fra tempo della storia e tempo del racconto : Il rapporto fra tempo-storia e tempo-racconto non corrisponde dato che il tempo-storia è più lungo.

    Dimensione spaziale :lo spazio è ampio , lo sfondo è quello dell’ambiente di vita di Mazzarò.

    LIVELLO DEI PERSONAGGI

    Mazzarò
    Caratterizzazione fisica : Egli era un omiciattolo
    Di grasso non aveva che la pancia

    Forza fisica : Quando andava senza scarpe a lavorare la terra
    Aveva provato quel che ci vuole a fare i tre tarì della giornata, nel mese di luglio , a star colla schiena curva 14 ore , col soprastante a cavallo dietro , che vi piglia e nerbate se fate di rizzarvi un momento .

    Caratterizzazione psicologica : Era ricco come un maiale
    Non mangiava altro che due soldi di pane
    Aveva la testa che era un brillante
    Mazzarò era ricco , ricchissimo ; nonostante ciò si privava di tutto ed era tirchio , non aveva nessun vizio per non sprecare soldi. Era un uomo molto intelligente , grazie appunto alla sua intelligenza e abilità era riuscito ad accumulare così tanta roba .

    LIVELLO DEL NARRATORE

    Narratore : il narratore è assente dalla storia come personaggio , segue senza rendersi visibile ,la storia.
    Punto di vista o focalizzazione : narratore esterno
    Tecniche con le quali viene data la parola ai personaggi : indiretto libero

    LIVELLO STILISTICO

    Scelte lessicali : utilizzo di un linguaggio parlato , facendo riferimenti ad animali (conosciuti dal mondo contadino) e uso di proverbi

    TEMI TRATTATI

    L’uomo è vittima di un destino implacabile che non dà mai tregua alla sofferenza

    CONCLUSIONE

    Mazzarò è il protagonista assoluto
    Essendo la novella nel filone del verismo ha come caratteristica del pessimismo , cioè che l’uomo è sempre vittima del destino e non può cambiarlo continuando a soffrire .
    L’autore (come in tutte le novelle veriste) rappresenta la realtà in modo oggettivo , senza commentarla o interpretarla ; nell’opera deve emergere solo il fatto , così come lo vive il protagonista .

     
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  2. seiya93
     
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    ciao grazie per il lavoro fatto :D

    ma per un compito in classe bisogna ricopiare il tutto oppure questo è solo un abbozzo?

     
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  3. Giu1D
     
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    Grazie mille per il lavorone... :okk:
    mi hai semplificato moooolto la relazione!!!
     
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    Fannullon Member

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    grazie mi hai aiutato con i temi grazieee!!!!!!! :rolleyes: :rolleyes: :wub: :angry: <_< :lol: :D :rigeniv: :rigeniv: :rigeniv: :ok: :ok: :ok: :ok:
     
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    GRAZIE MILLE serò sempre da adesso im poi questo sito :rigeniv: :clap:
     
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4 replies since 22/5/2009, 12:30
 
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