Mammografia

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    MAMMOGRAFIA


    Che cos’è

    La mammografia è un esame radiologico che, utilizzando raggi x, consente uno studio molto accurato delle mammelle.

    Come si esegue

    Attualmente l’esame viene eseguito impiegando una apparecchiatura radiologica dedicata, il mammografo.

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    Il mammografo

    La mammella viene posizionata su un apposito sostegno e compressa mediante un piatto in materiale plastico detto compressore.

    Vengono eseguite, di base, due proiezioni (cranio-caudale ed obliqua mediolaterale) per ogni mammella: in totale si ottengono quindi quattro radiografie.

    Ulteriori proiezioni aggiuntive possono essere eseguite quando necessario. L’acquisizione delle immagini dura, per ogni proiezione, pochissimi secondi. Complessivamente l’indagine dura 10-15 minuti.
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    Proiezione cranio-caudale
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    Proiezione obliqua

    Non vengono somministrati farmaci e non viene utilizzato mezzo di contrasto.

    Non è necessaria alcuna preparazione prima dell’esame; non viene effettuata alcuna forma di anestesia. Al termine dell’esame la donna può lasciare il centro immediatamente; non è necessario un periodo di osservazione né essere accompagnati.

    Quando si esegue


    Nelle donne con il ciclo mestruale ancora presente, è opportuno eseguire l’esame nella prima metà del ciclo, perché è il periodo in cui il seno è meno teso e quindi più facilmente comprimibile. Inoltre in questa fase è possibile escludere una eventuale gravidanza.

    Nelle donne in fase postmenopausale è generalmente possibile eseguire l'indagine in qualunque momento.

    Avvertenze


    Al momento dell’esecuzione dell’esame è importante portare con se tutta la documentazione relativa ad indagini diagnostiche senologiche eseguite in precedenza. Potrebbero essere di fondamentale importanza per il medico radiologo per un eventuale confronto.

    La compressione del seno è irrinunciabile per una corretta esecuzione dell’esame; è consigliabile diffidare di indagini eseguite senza adeguata compressione della mammella.

    Segni radiologici di tumore


    I principali segni radiologici di tumore sono costituiti dalla presenza di opacità a margini più o meno irregolari, aree di distorsione parenchimale, lesioni stellate, asimmetrie, microcalcificazioni.

    Limiti della mammografia


    La mammografia è l'esame più importante per la diagnosi del carcinoma della mammella. Tuttavia la metodica, sebbene notevolmente perfezionata nel corso degli anni, non è in grado di riconoscere la totalità delle lesioni neoplastiche mammarie: nelle casistiche più recenti si riporta dal 10 al 20% di tumori non diagnosticati con la mammografia; le cause possono essere relative al tumore stesso (troppo basso contrasto intrinseco nei confronti dei tessuti circostanti), alla scarsa qualità della mammografia, al mancato riconoscimento da parte del radiologo. I limiti della mammografia sono particolarmente gravi nelle donne con un seno cosiddetto "denso", nelle quali la presenza di una ghiandola mammaria di elevata radiopacità impedisce uno studio adeguato e rende difficoltoso, se non impossibile, il riconoscimento dei segni radiologici del tumore.

    La maggiore limitazione alla risoluzione di questi problemi sta nella natura stessa delle modalità con cui si ottiene l’immagine mammografica: nel sistema tradizionale, infatti, l’acquisizione, l’esame e l’archivio dell’immagine sono tutti concentrati in un unico oggetto, la pellicola radiografica, con impossibilità quindi di ottimizzare separatamente le singole procedure.



    AUTOPALPAZIONE

    Con un attento esame del proprio seno, una donna può imparare a conoscerne la normale struttura ed a capire quando si verifica qualche cambiamento.

    E’ importante che l’autopalpazione sia eseguita correttamente, una volta al mese e sempre nello stesso periodo.

    Le donne in età fertile possono eseguirla alcuni giorni dopo il termine del ciclo mestruale, quando la mammella è meno tesa e dolente.

    Le donne in menopausa possono eseguirla il primo giorno di ogni mese.

    LE ALTERAZIONI DA RICERCARE DURANTE L’AUTOPALPAZIONE SONO:



    la comparsa di un nodo o di un addensamento nella mammella o nel cavo ascellare


    una variazione di dimensione, di forma o un’asimmetria delle mammelle


    una tumefazione della mammella


    qualsiasi alterazione cutanea, quale una retrazione od una irritazione


    arrossamento o desquamazione del capezzolo o della cute mammaria


    secrezione ematica o siero-ematica dal capezzolo


    dolore od aumentata sensibilità del capezzolo


    retrazione del capezzolo: introflessione o rotazione in una posizione differente

    Se si evidenziano una o più di queste alterazioni, è necessario rivolgersi quanto prima al medico specialista, per una corretta valutazione diagnostica.

    AUTOPALPAZIONE DURANTE LA GRAVIDANZA

    Le donne devono continuare ad eseguire l’autopalpazione durante tutto il periodo della gestazione, cosi’ come è importante che in questo periodo vengano mensilmente visitate dal medico specialista, preferibilmente sempre lo stesso, in maniera che sia più agevole il riscontro di eventuali nuove alterazioni.

    Il fine è quello di evitare, durante la gravidanza, il ritardo diagnostico e quindi carcinomi in stadio avanzato.

    COME ESEGUIRE L’AUTOPALPAZIONE


    E’ importante guardare e sentire entrambe le mammelle ed il cavo ascellare.

    E’ necessario impiegare i polpastrelli delle tre dita centrali (indice, medio, anulare) e non la punta.

    Il tempo richiesto varia a seconda delle dimensioni delle mammelle, in linea di massima sono sufficienti 15-20 minuti al mese.

    Si devono seguire tre differenti schemi per esaminare la ghiandola mammaria:



    imageesaminare la mammella creando degli anelli concentrici che si chiudono in una spirale, partendo dai quadranti esterni, per terminare nell’area del capezzolo



    imageesaminare la mammella con dei movimenti verticali, coprendo l’intera area



    imageesaminare la mammella “per quadranti”, con movimenti dall’interno all’esterno e viceversa

    Quando si palpa la mammella seguendo uno degli schemi sovradescritti, bisogna esercitare tre differenti livelli di pressione (lieve, moderata e forte) e dei piccoli massaggi circolari.

    Non sollevare le dita durante la palpazione, per evitare di non esaminare un’area.

    E’ preferibile eseguire l’autopalpazione in un ambiente caldo o durante la doccia, in maniera tale che il tessuto mammario sia rilassato. Il freddo può determinare una contrazione della mammella e del capezzolo, tale da rendere difficoltoso l’esame.

    GUARDARE (ispezione)


    Deve essere fatta davanti ad uno specchio in un luogo ben illuminato, in quattro passaggi successivi:


    con le braccia appoggiate sui fianchi


    con le braccia in alto o con le mani dietro alla testa


    con le mani che premono sulle anche per contrarre i muscoli pettorali


    piegandosi in avanti con le mani appoggiate sui fianchi

    Queste manovre consentono di evidenziare alterazioni di forma e di dimensioni delle mammelle, retrazioni cutanee, alterazioni di forma e di posizione del capezzolo, arrossamenti o altre irregolarità della cute.

    SENTIRE (palpazione)

    Può essere effettuata sia nella posizione eretta che nella posizione supina.


    Posizione eretta:


    La mammella può essere esaminata anche sotto la doccia; la pelle lubrificata dal sapone rende più agevole la palpazione.

    Portare il braccio destro dietro la testa. Usando la mano sinistra, esaminare la mammella destra ed il cavo ascellare omolaterale, cercando di rilevare la presenza di eventuali nuovi nodi, seguendo i tre schemi di palpazione che sono stati descritti in precedenza.

    Nello stesso modo, esaminare la mammella sinistra.


    Posizione supina:

    Sdraiarsi con un cuscino o un asciugamano sotto la spalla destra e portare la mano destra dietro la testa. Controllare con la mano sinistra tutta la mammella ed il cavo ascellare destro.

    Ripetere per la mammella controlaterale.

    AREE DA ESAMINARE CON PARTICOLARE CURA

    Naturalmente è importante valutare l'intera mammella con la massima cura, ricordandosi però che circa la metà dei tumori insorge nei quadranti supero-esterni, in prossimità del cavo ascellare.

    VALUTAZIONE DEL CAPEZZOLO

    Circa un terzo dei tumori insorge nell'area dietro il capezzolo.

    E' necessario comprimere il capezzolo e valutare l'eventuale secrezione di liquido, che se è giallo o verdognolo è normale. Al contrario, se è scuro o francamente ematico è da segnalare al proprio curante.



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    Palpare accuratamente l'intera mammella.
    Esaminare con cura anche la regione del cavo ascellare.
    Comprimere il capezzolo per evidenziare l'eventuale presenza di una secrezione.
    Guardarsi davanti ad uno specchio sia con le braccia sollevate, sia con le braccia appoggiate sui fianchi, per valutare un'alterazione cutanea o del capezzolo.

    SINTOMI

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    La maggior parte delle donne, di fronte a qualsiasi disturbo del seno, pensa subito ad una malattia importante e può quindi essere utile esaminare i sintomi e i disturbi più frequenti che riguardano il seno. Ciò servirà anche ad evitare di allarmarsi inutilmente di fronte a dolori che spesso preoccupano, ma che si rilevano poi del tutto privi di importanza.

    Il dolore: è il disturbo in assoluto più frequentemente riferito dalle donne e definito dal medico "mastodinia" .

    Per ogni donna è comprensibilmente preoccupante avvertire dolore in una parte del corpo sensibile e delicata come il seno; in genere questi disturbi colpiscono di più le donne giovani che non hanno ancora avuto gravidanze.

    Si può manifestare con fitte o dolori ad una o entrambe le mammelle; inizia qualche giorno prima del ciclo mestruale o come senso di tensione o come indurimento del seno che si gonfia e da l’impressione di essere più pesante del solito. Può essere ciclico, cioè collegato a determinate fasi del ciclo mestruale, o saltuario, cioè apparentemente non legato al ciclo e anche comparire per esempio solo di notte. In tutte queste situazioni si tratta nella maggior parte dei casi di un inconveniente fastidioso ma del tutto naturale legato al normale andamento dei cicli dell’organismo.

    L'infiammazione (mastite): più raramente e quasi esclusivamente nel periodo dell’allattamento un leggero indolenzimento associato a gonfiore ed arrossamento di una zona circoscritta del seno che si estende successivamente all’intera mammella può corrispondere ad una mastite, cioè un’infiammazione della mammella provocata da batteri. Questi si moltiplicano e si diffondono nel siero all’interno dei dotti galattofori (i canali attraverso cui esce il latte che sboccano sul capezzolo) .

    E’ una situazione che può essere agevolmente riconosciuta e trattata dal medico di famiglia con una terapia antinfiammatoria e/o antibiotica.

    La secrezione dal capezzolo: può accadere, anche al di fuori dei periodi di gravidanza e di allattamento, che compaiano delle secrezioni di liquido più o meno denso dal capezzolo. Il liquido che fuoriesce può essere di vario colorito, dal bianco al giallo al verde al bruno al rosso ematico e la secrezione può essere associata o meno a dolore; spesso sono perdite del tutto naturali e quindi prive di importanza ma sempre meritevoli comunque di un controllo medico per valutare l’opportunità di ulteriori accertamenti. Vanno considerate con particolare attenzione le secrezioni ematiche.

    Il nodulo: al tatto si presentano come palline più o meno dure, di dimensioni variabili. Spesso è la stessa donna che li scopre e, dopo il dolore, rappresentano la causa più frequente di ricorso ad uno specialista. La mano della donna normalmente riesce ad avvertire solo quelli più grossi, del diametro di almeno 1-2 centimetri, mentre la mano del medico esperto riesce ad individuare anche quelli di misura inferiore. I nodi più piccoli comunque non possono essere sentiti con la sola palpazione ed è sempre necessaria un’ecografia per individuare la loro posizione e le loro dimensioni; i nodi microscopici infine possono essere visti solo con la mammografia.

    In ogni caso se si avverte un nodulo è indispensabile rivolgersi ad un medico perché anche se il più delle volte sono benigni è compito dello specialista accertarne la natura.

    VISITA SENOLOGICA




    Consiste nella effettuazione, da parte di un medico, di un esame clinico completo delle mammelle.

    Si può suddividere in tre fasi: anamnesi, ispezione e palpazione.

    Anamnesi:

    Ha lo scopo di fornire informazioni circa la presenza di fattori di rischio e di sintomi.

    E’ necessario raccogliere informazioni relative ad una eventuale familiarità positiva per carcinoma della mammella, all’età di comparsa e di scomparsa del ciclo mestruale, all’età della prima gravidanza, all’allattamento, al regime dietetico, alle pregresse biopsie ed alle terapie ormonali continuative.

    Si analizzano, quindi, le caratteristiche degli eventuali sintomi, quali la tumefazione, la mastodinia e la secrezione dal capezzolo.

    Ispezione:

    La paziente è seduta e viene osservata in diverse condizioni: con le braccia sollevate sopra la testa, con gli arti superiori tesi in avanti ed il busto flesso e mentre esercita una pressione delle mani sui fianchi.

    Bisogna analizzare la forma, le dimensioni, la simmetria ed il profilo di entrambe le mammelle, Si valutano, quindi, la cute (colore, edema, retrazione, tumefazione) ed il capezzolo (retrazione, deviazione e presenza di escoriazioni).

    Palpazione:

    In questa fase dell’esame clinico si palpano entrambe le mammelle, i prolungamenti ascellari, i cavi ascellari, i solchi sottomammari, le fosse sopra e sottoclaveari.

    La paziente viene esaminata prima da seduta e successivamente nella posizione supina.

    Per esaminare i quadranti mediali della mammella ed il solco sottomammario le braccia della donna vanno portate lungo i fianchi, mentre per la valutazione dei quadranti esterni e del cavo ascellare le braccia vanno sollevate.

    Inizialmente il medico usa solo la punta delle dita, per poter rilevare eventuali variazioni di temperatura della cute e la presenza di edema. Successivamente impiega per la palpazione tutta la mano, a piatto, per una valutazione più fine.

    Qualora ci si trovi di fronte ad una tumefazione, bisogna definirne la forma, le dimensioni, i margini, la consistenza, la mobilità rispetto ai piani profondi ed ai tessuti circostanti e l’eventuale dolorabilità.

    La visita viene completata con la palpazione del capezzolo e dell’areola, per la valutazione di ispessimenti e/o nodularità. Con una delicata spremitura del capezzolo si può mettere in evidenza un’eventuale secrezione.







    ECOGRAFIA


    Che cos’è

    L’ecotomografia è un indagine diagnostica che non utilizza radiazioni ionizzanti (i raggi x) ma ultrasuoni.

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    A che cosa serve


    In campo senologico l’ecotomografia è un esame di fondamentale importanza per la diagnosi e la caratterizzazione di una buona parte della patologia nodulare mammaria. Inoltre l'ecotomografia consente di guidare con grande precisione le procedure interventistiche (agobiopsia mammaria, svuotamento cisti, posizionamento reperi).

    Proprio a motivo della sua importanza, l’ecotomografia va sempre eseguita correttamente, con apparecchiature adeguate e con precise indicazioni.

    Come si esegue

    L’indagine viene eseguita utilizzando un’apparecchiatura dedicata, l’ecotomografo.

    La paziente si dispone in posizione supina su un lettino da visita, con il torace scoperto.

    Il medico che esegue l’esame versa sulla parte da esaminare una piccola quantità di gel acquoso, che ha lo scopo di favorire il passaggio degli ultrasuoni dalla sonda utilizzata per l’esame alla mammella.

    La sonda ecotomografica viene fatta scorrere sul seno; l’immagine che si ottiene viene visualizzata in tempo reale sul monitor dell’ecografo.

    Nel corso dell’indagine vengono acquisite alcune immagini che hanno lo scopo di documentare l’avvenuta effettuazione dell’esame e l’eventuale presenza di reperti significativi.

    Indicazioni

    L’ecografia mammaria è un’indagine che fa sempre parte integrante di un iter di diagnostica senologica.

    L’indagine deve essere sempre preceduta da una accurata anamnesi e dalla visione di eventuali precedenti (mammografia od ecotomografia).

    In molti casi questa metodica è complementare alla mammografia. Infatti l’ecografia ha una sensibilità inferiore ed una specificità maggiore della mammografia; questo significa che consente una buona tipizzazione di una lesione, ma, soprattutto se la lesione è di piccole dimensioni, non sempre riesce a rilevarla. Al contrario, la mammografia è in grado di evidenziare un maggior numero di lesioni, ma non sempre è in grado di caratterizzarle.

    Nella donna giovane, di età inferiore ai 30 anni, l’ecografia viene eseguita come indagine di prima scelta, qualora ci si trovi di fronte alla presenza di un nodo palpabile; se le caratteristiche ultrasonografiche della lesione riscontrata sono sospette, lo studio viene completato da una mammografia ed eventualmente da un’agobiopsia.

    Nella donna di età superiore ai 30 anni, in caso di nodo palpabile, è comunque consigliabile far precedere l’ecografia da una mammografia, in considerazione dell’aumentato rischio, in questa fascia di età, di carcinoma mammario.

    E’ opportuno, inoltre, eseguire l’ecografia in tutte le pazienti, anche asintomatiche, come completamento diagnostico di una mammografia in cui sia stata evidenziata una lesione o comunque un’alterazione della struttura ghiandolare.

    L’indagine ecotomografica rappresenta un metodica di prima scelta anche per la rivalutazione delle dimensioni di un tumore dopo chemioterapia neoadiuvante e per confermare la diagnosi e valutare l’evoluzione di una flogosi o di un’alterazione post-traumatica.

    L’ecografia rappresenta, inoltre, una guida per il prelievo bioptico e per il posizionamento di reperi per la localizzazione preoperatoria di lesioni non palpabili.



    AGOBIOPSIA



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    Che cos'è

    La biopsia della mammella consiste nel prelievo di alcune cellule o di un frammento di tessuto e nella successiva analisi anatomopatologica del materiale prelevato.

    Tipi di biopsia e strumentario

    Esistono diversi tipi di biopsia della mammella a seconda del tipo di ago che viene utilizzato per effettuare il prelievo.

    Il più semplice è l’agoaspirato, cioè il prelievo di alcune cellule della zona sospetta mediante un ago sottile; di questo termine esistono alcuni sinonimi: agobiopsia con ago sottile, FNAB (Fine Needle Aspiration Biopsy), prelievo citologico.

    Per l’esecuzione dell’agoaspirato si utilizza un ago di calibro compreso tra 21 e 27 Gauge (l’ago da 21 Gauge è il comune ago della siringa).

    Un altro tipo di metodica, molto utilizzata negli USA e da qualche tempo maggiormente impiegata in Italia, è la biopsia con ago a scatto, CNB (Core Needle Biopsy), prelievo microistologico; si tratta del prelievo di un piccolo frustolo di tessuto dalla zona sospetta mediante un dispositivo particolare generalmente denominato ago a scatto.
    Pistola per biopsia con ago a scatto

    Esistono infine tecniche di biopsia particolari, anche queste in via di espansione, che utilizzano apparecchiature sofisticate e prodotte appositamente per effettuare prelievi mammari di grosse dimensioni. Le apparecchiature più comuni, in quest’ultimo gruppo, sono denominate Mammotome , MIBB, ABBI.

    Metodiche guida

    Esistono sostanzialmente tre diverse tecniche di effettuazione del prelievo a seconda della metodica guida, cioè della metodica che consente di individuare la sede esatta della lesione ed indirizzare l’ago prescelto per il prelievo.

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    Tecnica a mano libera: la lesione viene individuata dalla mano del medico.

    Tecnica con guida ecotomografica: per individuare la lesione e guidare il prelievo viene utilizzato un ecotomografo.

    Tecnica con guida stereotassica: utilizza per la centratura della lesione una apparecchiatura radiologica particolare, la cosiddetta stereotassi. Di tali apparecchi esistono più versioni, distinte tra loro per modalità di formazione dell’immagine (analogica o digitale) e per posizione della paziente (seduta o prona).

    Scelta della metodica guida

    La scelta della metodica guida dipende da numerose variabili; le principali sono le caratteristiche della lesione, il tipo di ago che si intende utilizzare, il tipo di apparecchiature che si hanno a disposizione, le preferenze personali dell’operatore.

    La tecnica a mano libera si può utilizzare ovviamente solo con lesioni palpabili. Ormai sempre meno utilizzata, generalmente viene eseguita solo su lesioni di grosse dimensioni ed impiegando aghi di piccolo calibro.

    La tecnica con guida ecotomografica è generalmente la tecnica preferibile per semplicità, velocità, economicità. E’ la tecnica più diffusa, anche per l’ampia disponibilità delle apparecchiature ecotomografiche necessarie. Inoltre è la tecnica più comunemente impiegata anche perché buona parte delle lesioni che necessitano di agobiopsia è visibile all’ecotomografia.

    Le apparecchiature necessarie per il prelievo con guida sterotassica sono relativamente poco diffuse. In caso di lesione visibile solo alla mammografia e non all’ecotomografia (ad esempio le microcalcificazioni), la scelta della guida stereotassica è obbligata.

    Tecnica di esecuzione

    La tecnica di esecuzione è diversa a seconda della metodica guida e del tipo di ago impiegato.

    Agoaspirato con guida ecotomografica

    Non è necessaria alcuna preparazione preventiva prima della procedura.

    La paziente viene fatta coricare supina sul lettino della sala ecotomografica, con le braccia in alto ed il seno scoperto. Per alcune lesioni (quelle nei quadranti esterni della mammella) può essere utile far ruotare la paziente su un fianco.

    Con la sonda ecotomografica si individua la lesione e si sceglie il punto di ingresso dell’ago. Se possibile è preferibile evitare di pungere a livello del capezzolo e dell’areola, perché a questo livello la cute è più spessa e la manovra può risultare più dolorosa.

    Dopo aver disinfettato la cute, la parte interessata viene coperta con un telo sterile.

    L’esecuzione della anestesia locale non è generalmente necessaria, in quanto la procedura è ben tollerata; in casi particolari (particolare dolorabilità della mammella, ansia, richiesta della paziente) si può eseguire anestesia locale iniettando nella sede del prelievo 5 cc di anestetico locale (Lidocaina al 2%).

    A questo punto si inizia il prelievo vero e proprio. Esistono sostanzialmente due modalità diverse di esecuzione: a due operatori o ad operatore singolo. Nel caso di due operatori coinvolti, uno si occupa di eseguire l’ecotomografia durante la manovra per verificare la centratura della lesione e la progressione dell’ago, l'altro esegue il prelievo. Nel caso dell’operatore singolo, tutte le manovre vengono svolte da un unico operatore. La procedura a due operatori consente maggiore libertà di movimenti al medico che esegue il prelievo. La procedura ad operatore singolo permette una migliore coordinazione tra movimenti della sonda ecotomografica e dell’ago. La scelta della procedura dipende dalle preferenze personali degli operatori.

    Si introduce quindi l’ago nella cute: la progressione verso la lesione viene seguita in tempo reale dalla sonda ecografica. Quando la lesione è raggiunta inizia l’aspirazione: questa viene effettuata utilizzando un’apparecchiatura dedicata (Cytomat) che viene collegata all’ago; in alternativa l’aspirazione può essere eseguita con una semplice siringa. Durante il prelievo l’ago viene fatto muovere ripetutamente all’interno della lesione con un movimento di va e vieni per campionare le zone maggiormente sospette.

    Quando si ritiene di aver prelevato materiale sufficiente, si interrompe l’aspirazione e si rimuove l’ago.

    Il materiale prelevato viene immediatamente preparato per l’esame anatomopatologico. Se possibile una parte del prelievo viene esaminato subito dal patologo (cosiddetto giudizio di idoneità): se questi ritiene di non avere materiale sufficiente per poter formulare la diagnosi, il prelievo può essere ripetuto. Se invece il materiale è ritenuto sufficiente, la procedura è terminata.

    La paziente viene pulita, disinfettata e medicata con un piccolo cerotto.

    La procedura è di solito molto ben tollerata, il dolore avvertito dalle pazienti è molto modesto se non assente.

    Al termine della procedura la paziente è generalmente in buone condizioni e può ritornare a casa senza problemi.

    Ago a scatto con guida ecotomografica

    La procedura è molto simile a quella per l’agoaspirato. La fase di preparazione è identica. Poiché si utilizza un ago di grosso calibro (14 G, corrispondenti a 4 mm) è consigliabile eseguire sempre l’anestesia locale iniettando, con un ago da insulina, 5 cc di anestetico locale nella zona del prelievo. Dopo l’anestesia locale si esegue un piccolo taglietto (pochi millimetri) a livello della cute con la punta di un bisturi, per consentire l’ingresso dell’ago a scatto. Anche in questo caso la progressione dell’ago viene seguita in tempo reale con la sonda ecografica. E’ necessario avvertire preventivamente la paziente che l’ago, quando effettua automaticamente il prelievo, provoca un rumore secco (appunto lo “scatto”); questo per evitare che, spaventata dal rumore improvviso, si muova bruscamente durante la procedura. Quando la punta dell’ago è correttamente posizionata nella sede della lesione si esegue il prelievo. Dopo lo scatto si rimuove l’ago e si deposita il frustolo prelevato in una provetta. Anche in questo caso può essere opportuno esaminare immediatamente il materiale prelevato facendo strisciare il frustolo su un vetrino ed esaminandolo al microscopio. Generalmente è consigliabile effettuare almeno due o più prelievi con l’ago a scatto.

    E’ consigliabile, dopo il prelievo, comprimere manualmente la zona interessata per alcuni minuti, per ridurre il rischio di sanguinamento e di un eventuale ematoma. Non è necessario suturare la cute.

    Al termine della procedura si disinfetta la cute, si esegue una medicazione con cerotto e si posiziona sulla parte interessata una borsa di ghiaccio secco per raffreddare la zona. Anche in questo caso la procedura è generalmente ben tollerata, poco o per nulla dolorosa. La paziente può rientrare a casa; è consigliabile un periodo di riposo di alcune ore. La medicazione può essere rimossa il giorno dopo.

    Agoaspirato con guida sterotassica


    Esistono due diverse possibilità di esecuzione: tecnica con stereotassi in posizione seduta e tecnica con stereotassi in posizione prona; la scelta dipende generalmente dal tipo di apparecchiatura a disposizione.

    Per l'esecuzione in posizione prona, la paziente è coricata su un lettino apposito, con la mammella inserita in un foro del lettino medesimo.

    Per l'esecuzione in posizione seduta, la paziente viene fatta sedere di fronte all'apparecchiatura; si esegue la mammografia di centratura con tecnica analoga alla mammografia diagnostica.

    Si individua la lesione sulla radiografia eseguita e si calcolano le coordinate nello spazio. A questo punto, sempre con la mammella compressa ed immobile, si individua il punto cutaneo di ingresso e si infigge l'ago.Quindi si controlla la corretta posizione dell'ago nella lesione con ulteriori proiezioni mammografiche, infine si esegue il prelievo.

    La procedura, eseguita con apparecchiature tradizionali, può essere relativamente lunga (20-40 minuti) ed in alcuni casi fastidiosa, a causa della prolungata compressione della mammella.

    Se la procedura viene eseguita con apparecchiature digitali i tempi di esecuzione si accorciano molto, con conseguente migliore tollerabilità da parte delle pazienti.

    Ago a scatto con guida sterotassica


    La procedura è analoga all'agoaspirato; analogamente alla guida ecografica, anche con guida stereotassica è consigliabile eseguire una anestesia locale ed una piccola incisione cutanea.

    Documentazione fotografica di agobiopsia della mammella con guida ecotomografica


    imagePreparazione della paziente.

    Si prepara un campo sterile, previa disinfezione della parte interessata e si copre la mammella da sottoporre a biopsia con un telino sterile.

    Si esegue anestesia locale con Lidocaina 5 cc.


    imageCon la punta di un bisturi si incide la cute nel punto prescelto per l'ingresso dell'ago. In caso di agoaspirato, l'incisione cutanea non è necessaria.


    imageCon guida ecotomografica in tempo reale si introduce l'ago attraverso la cute e lo si dirige verso la lesione da sottoporre a biopsia. Quando la punta dell'ago è correttamente posizionata, si esegue il prelievo.

    Il materiale prelevato viene dapprima strisciato su un vetrino per l'esame estemporaneo ed immediatamente dopo immesso in una provetta con liquido idoneo alla conservazione. Il prelievo può essere ripetuto più volte sino ad avere materiale sufficiente.



    imageAl termine si rimuove l'ago, si comprime per qualche minuto e si esegue una medicazione. Infine si posiziona sulla mammella una borsa di ghiaccio secco.

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    Indicazioni alla biopsia

    La biopsia della mammella viene eseguita ogni volta che sia necessario caratterizzare cito-istologicamente una lesione mammaria.

    Complicanze


    Nella gran parte dei casi non si verifica alcuna complicanza.

    Talora viene segnalata una modesta dolorabilità nella sede del prelievo che, in alcuni casi, può persistere alcune ore. Generalmente non è richiesta alcuna terapia.

    In alcuni casi può formarsi un ematoma, cioè una raccolta di sangue nella sede del prelievo. Quasi sempre la raccolta è di piccole dimensioni e, anche in questo caso, non è generalmente richiesta terapia.

    Complicanze di maggiore gravità, come il pneumotorace (cioè la perforazione, con l'ago, di un polmone) sono assolutamente eccezionali; in questi casi è richiesto un trattamento medico adeguato.

    Agoaspirato del cavo ascellare

    Lo studio ecotomografico consente di evidenziare, con buona sensibilità, la presenza di linfonodi a livello del cavo ascellare ed il loro aspetto.

    Con guida ecotomografica è inoltre possibile eseguire un agoaspirato, che potrà fornire importanti informazioni sulla presenza di metastasi linfonodali. In caso di risultato indicativo della presenza di cellule neoplastiche, si potrà evitare l'intervento del linfonodo sentinella.


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    Amici uniti alla faccia di chi ci vuol male.


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  2. tiz
     
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    User deleted



    la mammografia è la nostra unica salvezza
     
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1 replies since 20/5/2009, 14:54
 
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